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Zodiaco

Serie TV (2007)

raiuno

Le colpe dei padri ricadranno sui figli. Il primo misterioso messaggio del serial killer Zodiaco è destinato a Gabriele Santandrea (Josè Maria Blanco), capo di una ricchissima famiglia di banchieri che si vede costretto a richiamare dagli Stati Uniti la figlia illegittima Ester (Antonia Liskova). Quando la ragazza arriva a Torino, molti componenti dei Santandrea vengono uccisi secondo uno schema rituale che segue l'astrologia dello zodiaco: sarà lei, assieme al commissario Donati (Massimo Poggio), a condurre le indagini sul caso. Liberamente tratto dal telefilm francese Zodiaque, la fiction prodotta dalla Casanova di Luca Barbareschi e diretta da Eros Puglielli parte con ottime intenzioni ma cade ripetutamente nelle insidie della finzione televisiva. L'originalità del prodotto sta nel mescolare generi diversi, quali il thriller, il para-psicologico (la protagonista ha visioni premonitrici), il sentimentale (i due detective improvvisati vivono una confusa storia d'amore) e perfino la commedia. La presenza di molteplici codici narrativi è evidente e dimostra la bravura degli sceneggiatori, autori imparziali che non hanno fatto prevalere un modello sull'altro. Questo stesso equilibrio però, così puntuale e diligente, si trasforma in una narrazione troppo metodica che finisce per fare da filtro alle emozioni della vicenda. È vero che gli indizi sono ben calibrati e nascondono fino all'ultimo la vera identità dell'assassino ma questo non basta per rendere le indagini interessanti e si lascia allo spettatore il diritto di distrarsi a pensare ad altro. La suspense, quell'incertezza angosciosa che dovrebbe fare da traino alla ricerca di un pluri-omicida, qui assume i caratteri di una serena, quasi spensierata, ricerca di un colpevole. I personaggi hanno un passato intricato ma è difficile affezionarsi a qualcuno di loro, visto che reagiscono sempre razionalmente alla morte dei propri cari. La Liskova è veramente brava, ha fatto molta strada dai tempi di Incantesimo, ma in questo caso le sue espressioni sono spesso sbrigative, obbligate a tenere i ritmi di una narrazione costrittiva che non scuote gli animi. Lo stesso vale per Massimo Poggio, attore di talento sprecato in prodotti televisivi che non gli danno lo spazio adatto per esprimersi al meglio; qualcuno lo ricorda ne La finestra di fronte o in Cuore sacro? Dispiace per Puglielli che ha alle spalle dei buoni lavori, su tutti Occhi di cristallo con Luigi Lo Cascio, esempio riuscito di aderenza creativa al genere thriller, troppo poco frequentato dal cinema italiano. Ma ha le carte per fare di meglio, basta aspettare.