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Film (2013)

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New York, 1946. La bella amicizia tra l'ebreo Bobby e l'arabo Saïd subisce un profondo capovolgimento con gli avvenimenti che infiammano Gerusalemme in quegli anni. Dopo essere sbarcati in Terra Santa, da fratelli si trasformano in nemici rispecchiando, nel loro piccolo, l'infinito conflitto che separerà due culture e due popoli. Tratto dal romanzo "Gerusalemme! Gerusalemme!" di Dominique Lapierre e Larry Collins, il film è stato girato dal regista francese Elie Chouraqui, lo stesso di Due volte donna e Un uomo sotto tiro. Se il libro è animato da mille storie, drammi ed episodi eroici molto appassionanti, la pellicola ha asciugato dettagli e intrecci secondari per far emergere spontanea una sola domanda. Perché tutto questo? Si coglie facilmente lo sforzo del regista e dello sceneggiatore di mantenere alto il livello di imparzialità soprattutto nella scena che ripropone la divisione della Palestina. L'approccio logico adottato dimostra la volontà di non cadere nel grave errore di prendere le parti per qualcuno in particolare. Sia i dialoghi che le inquadrature sottolineano un distacco cercato e non evocato. La debolezza di O' Jerusalem è altrove. Pur mosso da oneste intenzioni umane e intellettuali, Chouraqui sbaglia nel presentare la creazione dello Stato di Israele e la sorte della Palestina come se fossero una lezione di storia. Le ripetute date dei fatti cruciali per il destino dei due popoli vengono mostrate con un piglio accademico togliendo all'opera la sua essenza cinematografica. La poesia e la magia del legame amicale tra i due uomini, cuore della storia narrata, vengono soffocate da fredde didascalie che danneggiano, nello stesso tempo, anche i personaggi di contorno. Il tutto si trasforma in un prodotto di divulgazione culturale anche per via della presenza di materiale di repertorio in bianco e nero che si inserisce nel bel mezzo dell'azione senza un'adeguata coerenza.