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Lady Oscar

Film (1979)

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Questa è la storia di una rosa bianca cresciuta in mezzo a un cespuglio di rovi spinosi. Nella casa di un generale, si sa, c'è bisogno di un maschio. Soprattutto quando è una casa francese del 1755. Una casa in cui il pater familias serve con devozione la Corona di Versailles. Ma quando a nascere è l'ennesima femmina, l'ossessione diventa illusione. Incapace di sopportare l'idea di non avere figli maschi ai quali trasferire le proprie ambizioni, il Generale Jarjayes prende una decisione bizzarra e capricciosa: questa bambina verrà cresciuta come un uomo, partendo dal suo stesso nome, Oscar François. La ragazza, istruita nell'arte militare e nel duello col fioretto, invece di stringere amicizia con le leziose coetanee, preferisce duellare a pugni con il servo André Grandier, suo migliore amico, compagno di giochi e suo eterno innamorato. Prestissimo (a soli 14 anni), il suo primo incarico: per il resto dei suoi giorni dovrà servire la Monarchia Francese come Capitano delle Guardie Reali e Guardia del Corpo di una principessa austriaca, futura moglie di Luigi XVI e quindi futura Regina di Francia, la giovane e viziata Maria Antonietta. Stranamente, sarà proprio con quest'ultima, forse per la particolare intimità sorta dai loro obblighi, che Oscar instaurerà un profondo sentimento di amicizia, nonché una sincera devozione (a volte morbosa). Ma la vita di Oscar a Versailles è esattamente come la vita di una rosa bianca in un rovo. Coraggiosa, intaccata da invidie, gelosie, fascini e tradimenti che infiammano la Corona, ma che non sembrano minimamente scalfire la sua candida purezza, prende parte alla Storia, perdendo la testa per lo svedese Conte di Fersen (amante della Regina, che però vede la protagonista come "amico") e combattendo in nome di valori affettuosi, più che nazionali, contro l'ombra di una rivoluzione che si fa più minacciosa. Quando la libertà, la fratellanza e l'uguaglianza si sporcarono di sangue... In Lady Oscar si deve distinguere la storia e la Storia. La storia è quella di una donna immersa in un delicato e complicato meccanismo di identità di genere: nata come donna, cresciuta come un uomo. Che cosa è, infine? A cavallo fra omosessualità e eterosessualità, riuscirà a trovare una risposta solo nell'amore e nel sesso che sapranno determinare in maniera retta la sua strada affettiva. Ma è anche una Storia ricostruita romanzescamente. Un racconto di veri fatti che vede emergere difensori dei più deboli realmente esistiti e machiavellici e corrotti giochi di potere, nonché eccessi dittatoriali di una Monarchia che è ormai allo sfascio, più che allo sfarzo. Una Storia che si riflette inquietante e paludosa negli occhi di un personaggio inventato. Strutturato in 40 episodi (più un inedito in Italia Versailles no bara to onnotachi che tradotto significa "La rosa e le donne di Versailles" o "La rosa di Versailles e le donne"), la regia delle prime 18 puntate venne affidata a Tadao Nagahama, abbondante nello stile shojo, successivamente al quale subentrò Osamu Dezaki (disegnatore de Il tulipano nero), che offrì invece un'atmosfera più minacciosa, oscura e rallentata all'anime, calcando l'acceleratore su questa discesa agli inferi del potere. Gettare un occhio su "La Rosa di Versailles", manga di Riyoko Ikeda, da cui è tratto questo cartone animato, non guasta, perché la semplicità narrativa di questo classico dell'animazione nipponica resta una grande lezione di stile che si riflette anche nel telefilm. E suggeriamo anche la visione della pellicola Lady Oscar del 1979 di Jacques Demy, trasposizione cinematografica nippo-francese in carne e ossa, che in Italia arrivò solo dopo la trasmissione del cartone animato, curiosamente con la stessa assegnazione di voci che vi era nel prodotto d'animazione. La sceneggiatura è principalmente di Yoshimi Shinozaki (che poi sceneggerà, anni dopo, Hello! Spank e Il grande sogno di Maya) che asseconda la sulfurea e barocca matita della character design Shingo Araki, affiancata dalla brava Michi Himeno. La musica di Koji Makaino movimenta, ingarbuglia ed esplode nei momenti di soprassalto, portando enfasi alle vicende. Trasposto in anime nel 1979 dalla TMS (Tokyo Movie Shinsha), arrivò in Italia il primo marzo del 1982, alle ore 20.00 su Italia 1, con il titolo Lady Oscar, proposto dalla stessa autrice per le eventuali versioni straniere, accompagnata dalla più che mitica nonché bellissima sigla de I Cavalieri del Re. La stessa serie è stata ribattezzata da Mediaset, dal 1993 al 2003, Una spada per Lady Oscar, non si sa bene per quale motivo. Soppiantando la vecchia sigla (purtroppo) con due diverse versioni: quella incisa dagli Amici di Lady Oscar (Enzo Draghi) e quella incisa da Cristina D'Avena. Grandissime le differenze fra l'edizione originale e quella di casa nostra. Furono censurate delle scene considerate "eccessive per un cartone per bambini" come la scena d'amore fra Oscar e André e la decapitazione di Maria Antonietta. A quale scopo, ci chiediamo, viste le porcherie ben peggiori che la televisione manda in onda oggigiorno? I prologhi presenti nel cartone vennero soppressi, rimangono ancora visibile le scritte "Tsuzuku..." (Continua...) a fine episodio. Capitolo a parte per il doppiaggio, affidato all'italiana CITIEMME Registrazioni sonore, con la direzione di Franca Milleri e Isa Barzizza (che doppia anche la madre di Oscar). Fra i nomi illustrissimi che prestano le voci ai personaggi c'è l'attore Riccardo Garrone (il Ministro Necker e il Colonnello Labonne). La voce di Oscar è quella di Cinzia De Carolis, degna di lode! Ma nonostante questo ci sono errori che fanno storcere il naso. Il personaggio di Rosalie Lamorliere diventa "Lamorielle" per un errore di trascrizione, stesso discorso per Jeanne Valois che diventa Jeanne "Ballot". Nella versione originale, Rosalia, disperata, si offre a Oscar per denaro, ma Oscar, non essendo un maschio le rivela di essere una donna fra le risate, offrendole una moneta d'oro. Scena tagliata e dialoghi cambiati, il che rende inspiegabile il fatto che successivamente, quando Rosalie si trasferisce a casa della protagonista, questa già sappia che Oscar è una donna (!!!). Fra l'altro nella versione italiana, l'identità sessuale della nostra eroina non è un segreto, molti infatti si rivolgono a lei con il nominativo di "Madamigella", anche se nel doppiaggio giapponese si usava un "Colonnello", "Capitano", "Signore" o più semplicemente il nome di battesimo. Imbarazzanti i momenti di silenzio, coperti dalla voce narrante (da noi maschile, in Giappone femminile), nonché quelli dove un personaggio parla (di solito Rosalie) e non fuoriesce parola e viceversa. Da segnalare altri errori di doppiaggio come "Nicole Olivier" che doveva in realtà essere Nicole D'Oliva, che non era una mendicante (come ce la fanno apparire nella versione italiana) ma una prostituta. Non chiare rimangono le accuse di Jeanne Valois a Maria Antonietta nella scena del processo per lo scandalo della collana, che nell'edizione del Sol Levante sono chiarissime: lesbismo. E nella mitica scena del balcone dell'ultimo episodio, quando Maria Antonietta si inchina davanti al suo popolo, nella versione originale è presente la voce fuoricampo di questa che pensa fra sé e sé: «Non accetterò mai questa rivoluzione», mentre nella nostra regna il silenzio. Ovviamente, viene soffocato e purgato l'interesse di Oscar (omosessuale) verso Maria Antonietta, nonché quello delle donne della corte verso Oscar. A salvare i cultori dell'originale, arriva la Yamato Video che ha messo in commercio 10 dvd della serie con il doppiaggio italiano accompagnato dall'audio originale, assieme a sottotitoli fedeli alla versione giapponese, ripristinando anche le scene mai doppiate in italiano, perché eliminate fin dal primo episodio. Il tutto fa ovviamente pensare che anche noi siamo esattamente come Oscar, rose bianche cresciute fra i rovi di una spinosa censura. Così, si chiude e si risolve attorno alla figura di Oscar e attorno alla propria infiammata sessualità, alla rabbia provata per la sopraffazione dei più poveri e per la corruzione del potere aristocratico e clericale, una delle Storie più avvincenti del mondo.