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Chinese Box

Film (1997)

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Hong Kong 31 dicembre 1996. Si festeggia, si fa per dire, l'ultimo anno prima dell'arrivo dei cinesi. Il 30 giugno gli inglesi dovranno andarsene. Tutta la comunità occidentale è frastornata, c'è anche chi spera che niente cambierà in virtù del fatto che la città è da decenni un business del mondo. Irons è un giornalista che si occupa di economia e altre (troppe) cose. È innamorato di una cinese, mantenuta da un importante personaggio locale, e gira con una piccola telecamera a riprendere la vita di Hong Kong. Un giorno si sente male, fa le analisi, i risultati gli lasciano forse sei mesi di vita: leucemia. Cerca comunque di condurre a termine la sua ricerca, soprattutto riesce a conquistare la cinese. In sostanza muore bene. Film ricco, forse un po' arruffato, ma con una sua ragione di essere (e non è davvero poco). Il regista ha certamente forza esuberante ma la mostra troppo. Nel suo precedente Smoke, che è uno dei più bei film degli ultimi anni, era stato costretto alla disciplina dal grande Paul Auster, che aveva scritto la storia. Qui invece cede alla tentazione di mostrare tutto il suo talento e aggiunge continuamente, invece di togliere. È la solita pratica di molti autori non occidentali, che non hanno metabolizzato la nostra cultura, l'hanno solo studiata. Questo eccesso di espressione da molti è ritenuto un valore aggiunto, un sapore diverso. Altri, come noi, lo ritengono un limite, una mancanza di essenza. Comunque, al di là del piccolo, ipotetico limite, per il cinema sarebbe una bella fortuna se tanti Wang sostituissero tutti i Tarantino.