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I Simpson

Serie TV (1989)

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La famiglia Simpson nasce alla fine degli anni Ottanta dalla penna del fumettista americano Matt Groening. L'intenzione è quella di realizzare una parodia dello stile di vita americano con personaggi irreali, provenienti dal mondo dell'animazione, per offrire un'alternativa valida alla tv spazzatura. Gli ideatori disegnano così la bizzarra famiglia composta da Homer, Marge e dai tre figli Lisa, Bart e Maggie, modello simbolico di pregi e difetti dell'era moderna. Dal 1989 al 2007 sono stati mandati in onda oltre 400 episodi per 19 stagioni che hanno avuto una distribuzione mondiale. Una longevità e una costanza che confermano la capacità degli autori di creare un legame affettivo solido tra i protagonisti della serie e il pubblico a casa. La struttura narrativa del telefilm si ispira alla tradizione della sitcom: ogni episodio è sostanzialmente indipendente; i personaggi e le relazioni fra di essi non cambiano (i protagonisti mantengono la stessa età, malgrado il passare degli anni) e gli eventi di ogni episodio si risolvono nell'episodio stesso, di solito con una morale finale. Conclusione che non è mai buonista e tanto meno consolatoria se si pensa che le avventure dei Simpson portano spesso ad una risoluzione in chiave comica. E per vedere come sia negata la narrazione cronologica degli eventi, basta pensare al perfido Mr. Burns, direttore della Centrale Nucleare dove lavora Homer che, pur interagendo spesso con lui a causa delle catastrofi che combina, in ogni nuovo episodio dimostra di non ricordare nulla del suo dipendente. Ma la ricchezza della serie non si ferma qui. La raffinatezza del linguaggio si riscontra nel gioco di citazioni e richiami alla produzione cinematografica e televisiva di genere (soprattutto il cinema horror e fantascientifico negli episodi speciali di Halloween): un esempio per tutti è la puntata in cui un'invasione aliena (con sequenze strappate al film Incontri ravvicinati del terzo tipo) è il pretesto per una critica sarcastica dell'occupazione dell'Iraq da parte degli Usa. I riferimenti sono anche alla letteratura, alla poesia, alla storia della musica o a personaggi famosi inclusi come guest star. Per non parlare degli "scherzi visuali" inseriti per il tempo di qualche fotogramma, rintracciabili solo da occhi attenti. Se l'aspetto formale è complesso, anche le avventure della strampalata (e spesso scurrile) famiglia di Springfield non si smentiscono, quanto a nobiltà di contenuti. Le vicende raccontate non sono mai solo un'accozzaglia di sketch comici fini a se stessi. L'intento è soprattutto quello di puntare il dito sull'american way of life fondato su una forma di consumismo bieco e capriccioso: Homer è, ad esempio, il ritratto del consumatore sprovveduto, vittima del fascino ammaliante dei centri commerciali e dei fast food; Lisa, per la sua sensibilità ambientalista, è l'emblema del consumatore responsabile che orienta i suoi acquisti secondo criteri etici che rispettano la natura. Con una caratterizzazione dei personaggi così attaccata al mondo vero, gli autori costruiscono una rappresentazione caricaturale (ma tutt'altro che astratta) della società contemporanea. Una volta raggiunta una buona costruzione dei personaggi, la loro personalità non è più cambiata: Homer, il capofamiglia è un uomo che non vuole responsabilità, pigro, all'apparenza senza sentimenti che passerebbe la vita a strafogarsi di ciambelle e birra scadente e Marge, la moglie, è la tipica casalinga di mezz'età, razionale, affettuosa e disponibile con tutti; Lisa è una studentessa modello, sassofonista, intellettuale che da grande spera di diventare presidentessa degli Stati Uniti d'America; Bart, pestifero ragazzino che ama lo skateboard, gli animali e adora la tv (non perde una puntata del cartone animato splatter Grattachecca e Fichetto) e infine Maggie, neonata che trascorre le giornate a succhiare il ciucciotto, spesso dimenticata davanti al piccolo schermo. I politici sono corrotti, i media sono asserviti al potere o non informano per nulla, il reverendo Lovejoy è indifferente verso i suoi fedeli e la polizia locale è incompetente. Il quadro disegnato dai Simpson sembra desolante e senza speranza. Ma il realismo che traspare dal loro umorismo graffiante raggiunge quel pubblico adulto che vuole sapere la verità. In questo modo si spiega il successo internazionale della serie, che piace ai bambini per la grafica colorata, le gag e i tormentoni dei personaggi (chi non conosce il "Doh!" di Homer o il "Ciucciati il calzino!" di Bart?) ma accontenta i grandi con una denuncia sottile delle malattie sociali dell'attualità. I Simpson sono comici, al limite del grottesco, sorprendono sempre perchè la prima regola della satira vuole che non esistano regole. Nel prendere di mira la politica, la religione, il sistema scolastico o l'educazione sessuale, la satira incarna il momento di rifiuto di certi conformismi volgari che intorpidiscono il pensiero. In questo modo l'immedesimazione del pubblico negli abitanti gialli di Springfield è il primo passo per la creazione di una messa in scena che una volta tanto sberleffa i potenti e serve l'intelletto. Non dimentica la speranza e regala una risata che fa paura perchè è sempre liberatoria.